
L’uomo e l’ansia da prestazione
Nella società dove bisogna sempre eccellere e competere, dove bisogna essere “duri” per dirla alla Lucio Corsi, essere “maschio” è davvero faticoso.
La socializzazione di genere che ancora indica e prescrive come bisogna essere e apparire porta tantissimi bambini, poi ragazzi e successivamente adulti maschi a fare i conti con ideali e must di performance e successi faticosissimi e soprattutto irraggiungibili.
Non ci stupiamo allora se sempre più maschi si confrontano con l’ansia da prestazione sia in campo corporeo, sia relazionale che sessuale. Vediamo perché e come si manifesta l’ansia da prestazione.
In primis il corpo.
Il corpo deve essere forte, muscoloso, atletico. Sembra che il maschio debba essere sempre in competizione per dimostrare di essere il più forte e bello per poter essere interessante e piacente, ma anche per evitare la critica e la derisione.
Nei gruppi di ragazzini maschi la critica corporea, il cosiddetto body shaming, è violenta! Dentro o fuori! O sei alto, muscoloso e dotato o sei “una femminuccia”, un “gay” o uno “sfigato”. Primo grosso problema!
Come se essere maschio vorrebbe dire in primis essere diverso da una femmina in una logica binaria tranchant e soprattutto essere maschio presuppone aderire allo stereotipo di maschio ben descritto nel capolavoro “Stigma” di Goffman, pertanto assolutamente eterosessuale, e senza dubbio un “maschio alfa”.
Questo crea nel gruppo di giovani maschi un bisogno di omologarsi, uniformarsi, per garantirsi un posto nel gruppo, per garantirsi la medaglia di “maschio”.
Ma se sento che qualcosa in me è meno degli altri, se qualcosa nel mio corpo non corrisponde all’ideale sociale ecco l’ansia da prestazione, la paura di non essere abbastanza, la paura di non andare bene.
L’ansia da prestazione in questo ambito può generare una spinta ad apportare modifiche corporee (diete, palestra, uso di anabolizzanti, ecc) o generare ritiro sociale, depressione, pensieri anticonservativi.

L’uomo e l’ansia da prestazione
Quando poi il senso di inadeguatezza ha a che fare con la misura del pene, percepito come piccolo, ricurvo, sottile o non abbastanza grande come quello degli altri l’ansia da prestazione può diventare ancora più pervasiva e destabilizzante.
Dal corpo alle relazioni il passaggio dell’ansia è quasi automatico. L’ansia di non piacere, di non essere scelto, di non avere appeal, di essere brutto può generare inibizione relazionale, difficoltà nell’approccio finanche sintomi come balbuzie o ansia sociale.
In ultimo parliamo dell’ansia da prestazione sessuale maschile. Il timore di non essere all’altezza delle aspettative sessuali del(la) partner, la paura di non essere in grado di far godere, il confronto con dei fantasmi intesi come altri storici o potenziali partner può generare veri e propri sintomi sessuali come disfunzione erettile o eiaculazione precoce.
Per non parlare del confronto con modelli e miti sessuali quali gli attori della pornografia, percepiti come sessualmente iperprestanti.
L’uso massiccio della pornografia sin dalla pubertà può indurre nei ragazzi la percezione che ciò che viene visto può essere riprodotto in maniera identica nella realtà senza la capacità di filtrare le immagini e di interpretarle come finzione e simulazione.
Laddove si percepisca un’ansia da prestazione è importante farsi aiutare per evitare che l’ansia si amplifichi generando sintomi.
Per parlarne con la Dott.ssa Roberta Calvi
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